Il sistema della salute e sicurezza sul lavoro

Il sistema della salute e sicurezza sul lavoro

 

 



La materia prevenzionale occupa un particolare ramo del diritto che, per la sua stretta attinenza a un bene primario della persona, l'integrità psicofisica del lavoratore, costituisce, in primo luogo, attuazione dei principi contenuti negli articoli 32, 35, 38 e 41 della Costituzione.

Secondo l’articolo 32, infatti, la salute è tutelata non solo come diritto fondamentale dell’individuo, ma anche quale interesse della collettività.

Tale assunto si riflette sul diritto all’iniziativa economica (articolo 41 Cost.), il quale va esercitato in modo da non contrastare con l’utilità sociale e la sicurezza, la libertà e la dignità della persona.

La nuova definizione di salute del lavoratore, infatti, contenuta nell'articolo 2 del d.lgs. 81/2008, “stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un'assenza di malattia o d'infermità”, non è una mera enunciazione di principio, bensì un impegno concreto volto al superamento di un approccio meramente formalistico e burocratico in tema di sicurezza sul lavoro e benessere organizzativo.

Il c.d. “diritto prevenzionale” mira appunto ad evitare che il lavoratore subisca danni alla sua integrità psicofisica, eliminando i fattori di rischio, laddove la "tutela previdenziale" interviene, invece, quando il danno si è verificato.

Nel modello prevenzionistico delineato già dal d.lgs. 626/1994 (primo T.U. in materia di SSL, portato delle innovative direttive europee del 1989), spicca il passaggio da un sistema di tipo verticistico ad un modello di sicurezza fondato sul principio di effettività cui si collega strettamente il consenso poiché, assecondando l’orientamento emerso in sede comunitaria, la partecipazione non coinvolge solo i soggetti istituzionali e il rappresentante per la sicurezza, ma anche gli stessi "creditori", ossia i singoli lavoratori.

Con il d.lgs. 81/2008 (e successive modifiche), si è confermato definitivamente il principio della c.d. "sicurezza partecipata" tra tutti i soggetti interessati e si è ampliata l’estensione del campo di applicazione – tanto soggettivo che oggettivo – della normativa in materia di sicurezza e tutela della salute dei lavoratori.

L’incrocio tra lavoro, salute, fattori di rischio e misure di prevenzione porta a una moltiplicazione e sovrapposizione di interessi tutelati, di soggetti (privati e pubblici) coinvolti e competenti, di varie professionalità che rendono particolarmente complessa la ricostruzione di una materia contraddistinta ormai da una sua forte autonomia concettuale, che trova le sue origini nell’elaborazione giurisprudenziale sull’articolo 2087 c.c.

Il legislatore, focalizzando l'attenzione sull'organizzazione del lavoro (questa la vera rivoluzione copernicana operata dal d.lgs. 626), considerato fattore determinante, al pari dell’ambiente di lavoro, di potenziale rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori, intende tutelare tutti coloro che entrano nell’organizzazione stessa e, sotto vario titolo, sono incardinati nelle gerarchie aziendali, indipendentemente dalle modalità di svolgimento della prestazione lavorativa e dalla qualificazione giuridica del rapporto di lavoro.

L’organizzazione del lavoro, dunque, risulta essere, con l’evolversi delle condizioni tecniche produttive, elemento imprescindibile di connessione per poter svolgere una programmazione della prevenzione adeguata e efficace.

In particolare, nell’ambito del rapporto di lavoro, ciò comporta, per il datore di lavoro, un autonomo obbligo di protezione del fondamentale interesse del prestatore alla salute.

Il datore di lavoro ha l’obbligo di protezione dell'integrità psico-fisica del lavoratore e, sempre in virtù dell’articolo 2087 c.c., deve tener conto della “massima sicurezza tecnologicamente possibile” nella predisposizione degli strumenti e mezzi di tutela. Si tratta, infatti, del principio che esprime l’obbligazione fondamentale del datore di lavoro, in quanto primo garante della sicurezza dei propri dipendenti o equiparati proprio perché a governo dell’organizzazione.

Il documento di valutazione dei rischi, predisposto dal datore di lavoro, deve essere uno strumento per contrastare il disagio lavorativo e approntare tutti gli accorgimenti organizzativi e tecnici per eliminare, o quanto meno ridurre, il verificarsi di un evento dannoso. In base all’articolo 28 del T.U., la valutazione deve riguardare tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori tra cui quelli collegati allo stress lavoro correlato.

I rischi psicosociali, che sempre più nella moderna organizzazione del lavoro stanno “emergendo”, possono definirsi in termini di interazioni tra contenuto del lavoro, condizioni ambientali e organizzative, da un lato, e le esigenze e competenze dei lavoratori dipendenti, dall’altro.

Il datore di lavoro, in virtù dell’articolo 37 del T.U., deve formare i lavoratori in maniera che possano conoscere i rischi e i possibili danni relativi alle mansioni loro affidate e, conseguenzialmente, possano essere capaci di attuare le relative misure e procedure di prevenzione e protezione.

 

 



                                                                 

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    Evoluzione della materia prevenzionistica dagli anni 50 al vigente T.U. (D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81). Il sistema istituzionale della salute e sicurezza sul lavoro (SSL). L’organizzazione al centro della SSL quale presupposto del benessere organizzativo e individuale. I soggetti interessati – diritti, obblighi, compiti e responsabilità:
    • datore di lavoro, dirigente e preposto

    • lavoratori

    • rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, territoriale e di sito produttivo

    • il servizio di prevenzione e protezione: rspp

    • medico competente

      La gestione della prevenzione e delle emergenze - La valutazione dei rischi:
      • Il documento di valutazione dei rischi e il D.U.V.R.I.

      • non solo i cd. rischi “emergenti” psicosociali: stress, mobbing - violenza sul lavoro, burn out

      • i luoghi di lavoro: i cantieri e i lavori in alta quota

      • agenti fisici e sostanze pericolose

      • uso delle attrezzature e dispositivi di protezione individuale

        La sorveglianza sanitaria. La formazione cardine della partecipazione:
        • formazione, informazione e addestramento: i contenuti minimi

        • libretto formativo e certificazione

          Gli strumenti per generare benessere “Contrattare sicurezza” e forme di partecipazione: il ruolo delle H.R. Produttività e benessere sul luogo di lavoro:
          • indicatori di benessere e malessere, sperimentazioni e best practices

            I profili di responsabilità per la mancata attuazione delle norme prevenzionali:
            • il sistema sanzionatorio

            • la responsabilità sociale di “amministrazione”, i modelli di organizzazione e gestione (d.lgs. 231/2001)

            • il sistema di qualificazione delle imprese

              Le ultime novità: d.l. 69/2013 e d.l. 76/2013.

               

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